GAETANO RANIERI SYNERGICAMENTE

PAROLE

Luglio 30, 2026
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Luglio 30, 2026 Gaetano Ranieri

Il linguaggio non descrive soltanto il mondo, ci insegna anche a guardarlo.

Ci hanno insegnato che le parole servono per comunicare, ma è vero solo in parte. Ad esempio: due persone che parlano lingue diverse, se vogliono comunicare davvero fanno di tutto e quasi sempre  riescono nell’intento, superando ogni barriera linguistica.

Le parole sono lo strumento con cui organizziamo il pensiero e attribuiamo significato alla realtà. Prima ancora di uscire dalla nostra bocca, una parola modifica il modo in cui pensiamo e osserviamo ciò che abbiamo davanti. Non si limita a descrive qualcosa, contribuisce a costruire il significato che attribuiamo alla realtà.

Per questo motivo, quando una parola cambia significato, non cambia soltanto il linguaggio, cambia anche il nostro modo di vedere e comprendere il mondo.

Da anni chiamiamo risorse umane  le persone. La parola sembra innocua, moderna e professionale.

Ma, lentamente, abbiamo iniziato a trattare le persone come si trattano le risorse materiali.

Da impiegare, ottimizzare, sostituire. Ogni tanto anche da valorizzare.

Non è stata la sola parola a creare questo comportamento, ma ha certamente contribuito a renderlo normale.

 

Abbiamo imparato a chiamare obiezioni i dubbi delle persone, le loro domande, ciò che non comprendono o che semplicemente osservano da una prospettiva diversa dalla nostra.

Nel momento stesso in cui abbiamo scelto quella parola, abbiamo smesso di considerarle occasioni di dialogo. Sono diventate ostacoli. E se qualcosa è un ostacolo, il passo successivo è quasi inevitabile, bisogna superarlo.

Non a caso esistono migliaia di libri e manuali che promettono di superare, neutralizzare o perfino combattere le obiezioni.

Così abbiamo imparato a “vincerle” e abbiamo perso l’occasione di comprenderle.

 

Chiamiamo contenuti quasi tutto ciò che scriviamo, fotografiamo, filmiamo o condividiamo.

Tutto è diventato contenuto. Una parola comoda, talmente comoda da farci dimenticare che queste cose non sono un contenuto. Sono condivisione e incontro di pensieri.  Un libro non è un contenuto, è un dialogo che continua anche quando l’autore non è più nella stanza.

 

Le parole non sono semplici etichette, sono lenti.

Ogni volta che ne scegliamo una, scegliamo anche un modo di osservare la realtà. Per questo alcune  meritano di essere recuperate mentre altre meritano di essere abbandonate.

E altre ancora… meritano semplicemente di essere comprese di nuovo.

Viviamo in un’epoca che ci spinge continuamente ad aggiungere nuove competenze. Nuovi strumenti e tecnologie. Nuove informazioni.

Forse dovremmo iniziare da qualcosa di molto più semplice: recuperare il significato delle parole che usiamo ogni giorno. Perché il problema non nasce quando smettiamo di parlare. Nasce quando continuiamo a usare parole di cui abbiamo dimenticato il significato.

E quando una parola perde il suo significato, non si impoverisce soltanto il linguaggio, si restringe anche il mondo che siamo in grado di comprendere.

Gaetano Ranieri