Settembre si avvicina. Si guardano i numeri dei primi otto mesi e talvolta qualcosa manca.
Un obiettivo non è stato raggiunto. Un progetto è rimasto indietro. Una previsione si è rivelata troppo ottimistica. E allora parte l’accelerazione.
Più riunioni.
Più telefonate.
Più attività.
Più pressione.
Più controllo.
Come se il tempo trascorso fosse un debito da pagare aumentando la velocità. Come se gli otto mesi appena trascorsi potessero essere recuperati facendo, nei quattro mesi rimasti, anche tutto ciò che avremmo dovuto fare prima.
Il tempo non si recupera. Si può però scegliere come usare quello che abbiamo davanti.
Quando un risultato manca, prima di correre dovremmo capire dove abbiamo sbagliato. Il problema non è quanto tempo rimane per raggiungere gli obiettivi, è capire che cosa abbiamo fatto nel tempo che abbiamo già attraversato.
Un risultato mancato è un effetto, ciò che si vede. Per migliorare, per correggere la rotta occorre capire le cause. Quali decisioni, comportamenti e condizioni lo hanno prodotto.
Non basta sapere che abbiamo venduto meno. Dobbiamo chiederci che cosa avevamo previsto, perché lo avevamo previsto e come siamo arrivati a quella previsione. Quali segnali avevamo davanti e non abbiamo letto.
Quali decisioni abbiamo preso e sulla base di quali informazioni? Perché abbiamo continuato a fare le stesse cose anche quando i segnali suggerivano di cambiare? E soprattutto: Che cosa avremmo potuto vedere prima?
Questa domanda cambia tutto. Perché guardare il risultato a dicembre è facile, guardarlo a settembre è già più difficile. Guardarlo mentre il risultato si sta formando è tutta un’altra cosa.
Il tempo non serve soltanto a produrre risultati, serve anche a produrre segnali. Ogni mese ci racconta qualcosa, ogni deviazione contiene un’informazione, ogni ritardo può essere un segnale. Ogni risultato inatteso positivo o negativo può aiutarci a capire che la nostra rappresentazione della realtà conteneva qualche errore.
Eppure, quando ci accorgiamo di essere in ritardo, la nostra prima reazione è quasi sempre aumentare la velocità. I risultati mancati non si recuperano correndo contro il tempo. Si recuperano smettendo di continuare a sprecare altro tempo.
Corriamo, facciamo di più, controlliamo e chiediamo di più. Come se il movimento fosse già una risposta.
Facite ammuina …
Aumentare la velocità sulla stessa traiettoria può soltanto portarci più rapidamente nello stesso posto.
Per questo settembre non dovrebbe cominciare dalla domanda:
Come recuperiamo quello che manca?
Potrebbe cominciare da una domanda molto più scomoda:
Che cosa ci hanno raccontato questi primi otto mesi?
Prima di correggere un risultato dovremmo comprendere il percorso che lo ha prodotto. Cercare un colpevole è semplice. Trovare il punto in cui qualcosa ha iniziato a prendere una direzione diversa da quella che avevamo immaginato un po’ meno.
Gli otto mesi trascorsi non tornano, ma possono ancora parlarci. Sta a noi decidere se ascoltarli.
E forse questo è il modo più utile di entrare negli ultimi quattro mesi dell’anno. Anziché correre per recuperare il tempo, fermarsi abbastanza per capire che cosa ci ha detto quello che abbiamo già vissuto.
Gaetano Ranieri